Comune di Fossalta di Portogruaro

A poca distanza dalla “ vecchia” sorge “Villanova Santa Margherita”, conosciuta a livello nazionale per essere oggi sede di un importante complesso industriale, ma che sappiamo essere sicuramente abitata fin dall’epoca romana. Il luogo, infatti, si è rivelato il più fertile di ritrovamenti archeologici dell’intero territorio comunale; in particolare, qui venne casualmente alla luce un tesoretto composto interamente da denari in argento d’epoca repubblicana. Del tesoretto furono poi recuperate circa 260 monete, che sono oggi custodite presso il vicino Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro. Durante il periodo medioevale i vescovi di Concordia eressero qui, il castello di Mocumbergo, infeudato prima ai signori di Varmo e poi agli Squarra, i feudatari del vicino castello di Fratta. Di esso si sa che ebbe una vita piuttosto breve, condizionata dalle mutate esigenze militari e dall’avanzare delle acque paludose, che resero l’area poco salubre e inadatta all’insediamento umano. Questo vasto territorio, parte in Comune di Fossalta e parte in Comune di Portogruaro, fu bonificato dai Persico, prima di essere venduto alla famiglia Stucky. Abside con la crocifissione del Fumagalli e le vetrate di Casarini. Riordinata la proprietà seguendo le direttive dell’agronomo Tito Poggi, Giovanni Stucky prima e suo figlio Giancarlo poi provvidero alla costruzione di cantine, granai, macchine, stalle, mulini, creando un’azienda modello e trasformando una zona paludosa in una fertile campagna agricola. Già nel 1913 risultano innalzate la chiesa con il campanile e le scuole, oggi adibite in parte a casa canonica e ad attività ricreative. Intorno agli anni 1935/1940, l’azienda passò nelle mani di Gaetano Marzotto, che completò il disegno urbano di Villanova e avviò la trasformazione dell’azienda da agricola ad industriale. Imitando quello che un secolo prima Alvise Mocenigo aveva fatto per la vicina Alvisopoli, Marzotto valorizzò le strutture esistenti e ne realizzò di nuove a favore delle maestranze, costruendo case, negozi, l’asilo infantile, un poliambulatorio, la mensa aziendale, una casa di riposo, un albergo con piscina, oltre a strutture sportive e ricreative. Ancora oggi la famiglia Marzotto è proprietaria delle “Industrie Zignago Santa Margherita”, che comprendono una vetreria, un linificio e le cantine. La costruzione della bella chiesa di Villanova S. Margherita si deve alla volontà di Giancarlo Stucky, e la posa della prima pietra fu benedetta dal vescovo Isola nel 1912. Il progetto, ideato dall’ing. Samassa, prevedeva un edificio caratterizzato da un’unica grande navata centrale che doveva richiamare nelle sue forme gli edifici sacri bizantini. Anche il campanile, eretto nel 1916, fu disegnato su modello di quello medievale di Caorle. La chiesa, adibita a magazzino e falegnameria durante gli eventi bellici della prima guerra mondiale, fu completata in ogni sua parte e, solo nel 1935, adibita al culto grazie alla famiglia Marzotto. In questi ultimi anni la chiesa è stata arricchita con nuove e importanti opere d’arte. Con il toponimo “Villanova” si indicano oggi due località che coprono la parte più meridionale del territorio comunale. Per distinguere l’abitato più antico da quello di più recente costruzione è d’uso indicare il primo con il nome di “Villanova Sant’Antonio” mentre il secondo è noto a tutti come “Villanova Santa Margherita”. Nel nucleo originario del paese si erge la possente mole di una antichissima quercia, da anni dichiarata monumento naturalistico d’interesse nazionale. Distinta da una particolare conformazione dello sviluppo aereo dei rami e dal tronco cavo, la quercia secolare di Villanova rappresenta il simbolo e la storia della comunità locale, tanto da far nascere delle suggestive storie popolari; una di queste ricorda come il tronco cavo dell’albero abbia temporaneamente ospitato pellegrini e viandanti, che si scaldavano in inverno accendendo al suo interno un piccolo fuoco. Con la vicina chiesa, la quercia indicava il luogo dove si radunava “La chiesiola in Villa Nova” mappa del 30 agosto 1763 La Chiesa di Sant’Antonio e l’antica quercia. “la vicinia”, ovvero il consiglio dei capifamiglia dell’intera comunità di Villanova. Dalle testimonianze di alcuni storici locali sappiamo che l’edificio sacro ha origini molto antiche. Presente nei documenti fin dal 1300, esso fu legato al culto di San Giovanni Battista. Della struttura originaria della chiesa e della sua vita sappiamo ben poco: nel 1661 essa fu ricostruita e tre anni più tardi modificata, ma la povertà e le limitate risorse della piccola comunità contadina non permisero di mantenere l’edificio in buone condizioni, costringendo gli abitanti a santificare il precetto festivo a Fossalta. Solamente il 20 aprile 1840 fu emanato da vescovo di Concordia il decreto di riconsacrazione. Nuovi lavori di restauro architettonico ebbero inizio nel 1889: furono demoliti il muro a tramontana e la facciata, mentre furono rifatti il soffitto, la sacrestia, l’abside e aperte le porte laterali. Nel 1933 la chiesa poteva vantare la presenza di ben settantatre oggetti sacri; tra questi, una pala d’ottone e il dipinto di San Antonio da Padova sono le uniche suppellettili che oggi sono conservate all’interno dell’edificio.